L’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione non è truffa. (G.U.P. Avellino, 5 aprile 2017)

Un lavoratore, a seguito di licenziamento, presentava istanza all’I.N.P.S. ai fini dell’erogazione dell’ASPI (indennità sociale per l’impiego, ex indennità di disoccupazione), che effettivamente veniva erogata. Tuttavia, in via successiva, allo stesso lavoratore veniva contestato, dalla Procura della Repubblica di Avellino, di aver instaurato un rapporto di lavoro dipendente con un’altra azienda, senza che di tanto fosse stata data comunicazione all’I.N.P.S., trattandosi di “lavoro nero”.

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Omesso avviso della facoltà di chiedere la sospensione del giudizio per messa alla prova: la Cassazione pone un freno alle eccezioni di nullità

Cassazione penale, sez. II, sent. n. 3684 del 26.01.2017.

Nel caso in cui nel decreto di citazione diretta a giudizio davanti al Tribunale non sia contenuto l’avviso della facoltà di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova, l’omissione dell’avviso non può determinare alcun pregiudizio irreparabile per l’imputato, non incorrendo lo stesso in alcuna decadenza nella proposizione della richiesta, tranquillamente avanzabile in sede di giudizio, nei limiti temporali in esso stabiliti.

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Armi: si possono custodire anche sull’armadio

Cassazione penale, sez. I, sent. n. 3590 del 24 gennaio 2017

L’obbligo, previsto dall’art. 20 della legge 18 aprile 1975 n. 110, di custodire le armi «con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica», quando non si tratti di soggetti che esercitino professionalmente attività in materia di armi ed esplosivi, è adempiuto a condizione che risultino adottate le cautele che, nelle specifiche situazioni di fatto, possono esigersi da una persona di normale prudenza, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit.

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Il taglio abusivo di alberi non è aggravato.

CORTE DI APPELLO DI NAPOLI SEZ. VI PENALE, SENT. N. 4520 DEL 25 MAGGIO 2018

Nel caso di abbattimento abusivo di alberi ad alto fusto in una proprietà altrui, il contestato reato di furto ex art. 624 c.p. non può essere ritenuto aggravato ai sensi dell’art. 625 comma primo n. 2, per aver gli imputati usato violenza sulle cose. Ciò in quanto l’asserita violenza sulle cose integra l’unica modalità di realizzazione del fatto tipico, non potendo diversamente sottrarsi gli alberi di proprietà altrui.

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