Tribunale di Avellino. CTU, pubblico ufficiale “a tempo”

 

Quello del consulente tecnico è un ruolo delicato ed importantissimo, spesso determinante per l’esito del giudizio. Non di rado intricate vicende processuali possono essere chiarite solo grazie all’intervento di questo ausiliario del giudice, che se preparato e motivato, può talvolta svolgere, direttamente od indirettamente, anche una funzione conciliativa. Non sempre, tuttavia, i consulenti tecnici vengono scelti secondo criteri di capacità e competenza, e non sempre sono dotati di quel bagaglio di conoscenze tecniche indispensabile per affrontare ed illustrare al giudice che lo ha incaricato, problematiche spesso molto complesse. Leggi di più “Tribunale di Avellino. CTU, pubblico ufficiale “a tempo””

Il mancato versamento del contributo di mantenimento per i figli minori non è un fatto di lieve entità

La fine di una relazione coniugale è prima di tutto una crisi di affetti, un terremoto personale e familiare, che può essere riconducibile alle cause più disparate. L’esperienza dello Studio Legale Di Meo mostra per altro un significativo mutamento delle motivazioni rappresentate dai coniugi per spiegare le ragioni della crisi.

In effetti, accade progressivamente con meno frequenza che si invochi il tradizionale “tradimento”, conclamato o solo sospettato più o meno fondatamente, mentre sempre più spesso emergono conflitti relazionali e cause scatenanti che suscitano in chi ascolta serie perplessità.

Lo Studio legale Di Meo, in effetti, soprattutto quando la vicenda coinvolge figli minori, nel trattare pratiche di separazione dei coniugi, avvia una consultazione preliminare, onde verificare che effettivamente non sussista alcuna possibilità di ricostituire una comune e serena vita familiare, e, solo all’esito negativo di tale accertamento preliminare, dà corso alle relative procedure.

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Il plotone, l’interesse ed il conflitto. L’ipocrisia giudiziaria tra il mito dell’oggettività del giudizio e la strumentalità della critica.

In altri tempi ed in un diverso contesto politico e sociale, il recente caso di cronaca giudiziaria che ha visto come involontario protagonista il più longevo esponente politico italiano – per alcuni perenne vittima del sistema, per altri satanica impersonificazione del male – avrebbe avuto ben altre implicazioni e risalto mediatico, mentre oggi si è trattato solo – si fa per dire – di una notizia come un’altra, buona per la prima pagina di qualche giornale e di qualche trasmissione televisiva “interessata”, per comprensibili motivi aziendali, ovvero, per un’assai più meschina “riconoscenza” o servilismo politico.

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Rapporto tra gli artt. 497 ter e 498 c.p. Segni distintivi dei Corpi di Polizia usati illecitamente. Una vicenda processuale ed una proposta di interpretazione

È dato di comune esperienza che le divise, così come tutti gli altri oggetti o segni distintivi propri degli appartenenti ai Corpi di Polizia, sono riservati agli stessi. Non è lecito detenerli o usarli, neanche per gioco, se non se ne ha il titolo.

Eppure, in tempi più o meno lontani, molti hanno avuto un congiunto o un amico che si ritrovava in casa una divisa del padre o dello zio ex carabiniere. E non sono molti quelli che hanno resistito alla tentazione di indossarla, davanti ad una specchio, o, quelli più spericolati, magari “altrove”.

Classicamente, con ingenuità adolescenziale, si diceva che per non rischiare nulla bastasse togliere gradi e mostrine. Ma, a ben vedere, non è proprio cosi, almeno stando all’esperienza dei tribunali.

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La Cassazione respinge l’istanza di rinvio del difensore motivata dal legittimo impedimente dello stesso a causa dell’epidemia

L’impedimento addotto dal difensore a raggiungere Roma, da Trieste, determinato dall’ordinanza che ha disposto misure di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria dovuta al COVID-19,

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Attenuanti generiche: vale lo stato di agitazione

Tribunale di Avellino, sent. n. 435 del 22 febbraio 2019 (dep. il 15 maggio 2019)
Lo stato di agitazione dell’imputato è irrilevante ai fini dell’imputabilità, trovando applicazione l’art. 90 c.p, in forza del quale gli atti emotivi e passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità.

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Tribunale Penale di Benevento (Sentenza del 3 luglio 2018)

In mancanza dei supporti magnetici contenenti le intercettazioni telefoniche eseguite nel corso delle indagini preliminari, di cui, per altro, non era stata disposta la trascrizione, il giudice del dibattimento non può procedere ad escutere gli ufficiali di PG che operarono le suddette intercettazioni, per riferire sul contenuto delle stesse.

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La Violenza non è uguale per tutte

No, la violenza non è sempre la stessa. Le donne non sono tutte uguali, ma, soprattutto, i presunti stupratori non sono tutti uguali.
Se sei nero, brutto e cattivo, sei già condannato, il processo te lo hanno già fatto appena ti ingabbiano, la tua storia di immigrato senza arte né parte, giovane o bambino, è su tutti i giornali e le televisioni. E tutti ci sentiamo dei novelli Lombroso, capaci di vedere anche solo in quel volto fintamente impaurito un delinquente nato, che tanto si sapeva che prima o poi l’avrebbe fatta grossa, bastava guardare la tua faccia, e visto che sei pure nero, non puoi che essere uno stupratore.

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Tribunale di Avellino: Il Giudice dimentica la sospensione della pena, ma … non è un suo problema

In un giudizio definito con un patteggiamento, i difensori dell’imputato avevano subordinato la richiesta ex art. 444 c.p.p. alla concessione della sospensione condizionale della pena. Il Magistrato del Pubblico Ministero aveva acconsentito, ed il Giudice aveva accolto la richiesta: pena patteggiata e sospesa ex art. 163 c.p.

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