La Cassazione respinge l’istanza di rinvio del difensore motivata dal legittimo impedimente dello stesso a causa dell’epidemia

L’impedimento addotto dal difensore a raggiungere Roma, da Trieste, determinato dall’ordinanza che ha disposto misure di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria dovuta al COVID-19,

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La Cassazione “censura” la Corte di Appello di Napoli, in materia di fitto agrario.

CORTE DI CASSAZIONE, Sez. VI Civile, sent. 21199 del 9 settembre 2015.

La suprema Corte, a seguito del ricorso promosso dallo Studio Legale Di Meo, ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Napoli – Sezione Specializzata Agraria, che a sua volta aveva già parzialmente riformato una sentenza di primo grado del Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi. Il contenzioso aveva ad oggetto la richiesta di pagamento dei canoni di fitto di alcuni terreni, per effetto del presunto rinnovo tacito del contratto, sostenendosi che l’affittuario aveva continuato a detenere i terreni dopo la scadenza. Il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi aveva accolto la domanda, nonostante la difesa del ricorrente, sostenuta dall’Avv. Ferdinando Di Meo, avesse argomentato che nel caso di specie non è era possibile il rinnovo tacito, in quanto trattavasi di contratto in deroga alla normativa vigente, ai sensi dell’art. 23 della L. 23/71, come modificato dall’art. 45 della L. 203/82. Si erra infatti stabilito che il contratto valeva anche come disdetta, senza bisogno di conferma della disdetta stessa un anno prima della scadenza, e, rispetto a tale previsione contrattuale, l’eventuale protrarsi del possesso, anche oltre la scadenza, non poteva comportare rinnovo tacito, giuridicamente nemmeno ipotizzabile.

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Attenuanti generiche: vale lo stato di agitazione

Tribunale di Avellino, sent. n. 435 del 22 febbraio 2019 (dep. il 15 maggio 2019)
Lo stato di agitazione dell’imputato è irrilevante ai fini dell’imputabilità, trovando applicazione l’art. 90 c.p, in forza del quale gli atti emotivi e passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità.

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Tribunale Penale di Benevento (Sentenza del 3 luglio 2018)

In mancanza dei supporti magnetici contenenti le intercettazioni telefoniche eseguite nel corso delle indagini preliminari, di cui, per altro, non era stata disposta la trascrizione, il giudice del dibattimento non può procedere ad escutere gli ufficiali di PG che operarono le suddette intercettazioni, per riferire sul contenuto delle stesse.

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Appalto: se il committente non paga, l’appaltatore può rifiutare la consegna dell’immobile. (Tribunale di Avellino, Sez. I civile, 18 gennaio 2018)

Nel contratto di appalto, ove entrambe le parti assumano di aver compiutamente assolto alle rispettive obbligazioni, ma l’istruttoria consenta di accertare il completamento dei lavori – non essendo stato provato che le ulteriori opere richieste dal committente, la cui mancata esecuzione aveva determinato il rifiuto del pagamento del saldo, rientrassero nel contratto di appalto – il giudice deve compiere una valutazione dell’entità dell’inadempimento.

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La Violenza non è uguale per tutte

No, la violenza non è sempre la stessa. Le donne non sono tutte uguali, ma, soprattutto, i presunti stupratori non sono tutti uguali.
Se sei nero, brutto e cattivo, sei già condannato, il processo te lo hanno già fatto appena ti ingabbiano, la tua storia di immigrato senza arte né parte, giovane o bambino, è su tutti i giornali e le televisioni. E tutti ci sentiamo dei novelli Lombroso, capaci di vedere anche solo in quel volto fintamente impaurito un delinquente nato, che tanto si sapeva che prima o poi l’avrebbe fatta grossa, bastava guardare la tua faccia, e visto che sei pure nero, non puoi che essere uno stupratore.

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Tribunale di Avellino: Il Giudice dimentica la sospensione della pena, ma … non è un suo problema

In un giudizio definito con un patteggiamento, i difensori dell’imputato avevano subordinato la richiesta ex art. 444 c.p.p. alla concessione della sospensione condizionale della pena. Il Magistrato del Pubblico Ministero aveva acconsentito, ed il Giudice aveva accolto la richiesta: pena patteggiata e sospesa ex art. 163 c.p.

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L’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione non è truffa. (G.U.P. Avellino, 5 aprile 2017)

Un lavoratore, a seguito di licenziamento, presentava istanza all’I.N.P.S. ai fini dell’erogazione dell’ASPI (indennità sociale per l’impiego, ex indennità di disoccupazione), che effettivamente veniva erogata. Tuttavia, in via successiva, allo stesso lavoratore veniva contestato, dalla Procura della Repubblica di Avellino, di aver instaurato un rapporto di lavoro dipendente con un’altra azienda, senza che di tanto fosse stata data comunicazione all’I.N.P.S., trattandosi di “lavoro nero”.

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