Tribunale di Avellino. CTU, pubblico ufficiale “a tempo”

 

Quello del consulente tecnico è un ruolo delicato ed importantissimo, spesso determinante per l’esito del giudizio. Non di rado intricate vicende processuali possono essere chiarite solo grazie all’intervento di questo ausiliario del giudice, che se preparato e motivato, può talvolta svolgere, direttamente od indirettamente, anche una funzione conciliativa. Non sempre, tuttavia, i consulenti tecnici vengono scelti secondo criteri di capacità e competenza, e non sempre sono dotati di quel bagaglio di conoscenze tecniche indispensabile per affrontare ed illustrare al giudice che lo ha incaricato, problematiche spesso molto complesse. Leggi di più “Tribunale di Avellino. CTU, pubblico ufficiale “a tempo””

Studio Legale Di Meo: Avellino e gli Stati Uniti sono meno lontani

Alcuni anni fa l’Avv. Ferdinando G. Di Meo fu contattato da un professionista americano che formulò una singolare richiesta. Si trattava di ricercare negli archivi dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Volturara Irpina le tracce di alcuni italiani che erano emigrati oltreoceano agli inizi del Novecento. Il professionista in questione – un noto avvocato residente in Texas – era affascinato sin da bambino dalla ricerca delle sue origini, e, rilevata la ricorrenza del cognome Di Meo nel Comune di Volturara Irpina, con un’intuizione brillante si rivolse all’Avv. Di Meo, oltretutto collega.

Ciò che ne seguì ebbe dell’incredibile. Lo Studio Legale Di Meo richiese ed ottenne copia di alcuni atti anagrafici, il che sarebbe stato sufficiente a soddisfare la richiesta. E tuttavia, la lettura attenta degli atti e delle notizie ivi riportate, solleticò la curiosità, spingendo l’Avv. Di Meo a fare alcuni approfondimenti, con una piccola indagine tra gli anziani del posto, al fine di verificare se vi fossero discendenti o altri sia pur lontani parenti di quegli emigranti volturaresi. E furono questi anziani a raccontare le storie che avevano sentito da bambini, che alla fine consentirono di identificare con certezza le famiglie in questione, per altro molto numerose. Incredibilmente, per altro, si scoprì che lo stesso Avv. Di Meo è un lontano cugino del collega americano, i cui ascendenti, prima di emigrare, vivevano nello stesso fabbricato della sua famiglia.

A quel punto la ricerca si ampliò ulteriormente, portando anche ad acquisire altre notizie, informazioni e storie degne di un film di Hollywood. Si scopri così che la stragrande maggioranza dei cittadini di Volturara che agli inizi del Novecento era emigrata negli Stati Uniti si era stabilita in una strada di New York, Mulberry Street, dove generalmente vivevano i campani  – e che divenne il cuore di Little Italy – così come i siciliani prediligevano Elizabeth Street, mentre  i calabresi e i pugliesi andavano in Mott Street. Consultando le banche dati americane, fu possibile verificare addirittura gli indirizzi precisi, le persone che vivevano ad un determinato numero civico, la composizione delle famiglie, i decessi ed i nuovi nati, la data di emigrazione, il luogo di arrivo e quello di partenza, ed ancora, i compaesani o familiari che si dichiarava di conoscere quando si sbarcava ad Elis Iland, il servizio militare prestato nelle forze armate statunitensi, e persino i luoghi in cui i militari italoamericani avevano prestato servizio in Europa ed in Italia durante la seconda guerra mondiale.

Uno di questi miliari era appunto figlio di un emigrato partito da Volturara Irpina. Alcuni anziani avevano raccontato la storia di costui, che durante la guerra era venuto a Volturara. Girava per il paese, cercando con difficoltà di far capire che stava cercando suo zio. Un anziano signore per avventura riuscì a capire e condusse il militare in una casa del paese. Il militare lo seguì, probabilmente senza molta fiducia, ma quando entrò in quella casa vide una grande foto, una di quelle ritoccate che effigiava il capostipite della famiglia, che i nostri genitori e nonni ancora oggi conservano. In quel momento il militare capì di essere a casa, perché era la stessa foto che suo padre custodiva gelosamente in America. Quel militare era uno stretto parente della famiglia Di Meo. La storia, per altro, inizialmente solo raccontata, apparentemente leggendaria, fu ampiamente riscontrata dai documenti ritrovati, compreso lo stato di servizio del militare americano.

Tutto questo per altro fu solo l’inizio di una grande avventura. Un incontro casuale tra due professionisti e colleghi, geograficamente lontani, ma uniti da storie incredibilmente simili, ha condotto ad un rapporto personale e professionale ricco di implicazioni, con connessioni sempre più strette e proficue, che consentono di affrontare e gestire problematiche e vicende di natura legale che richiedono competenze variegate e conoscenze di sistemi ed ordinamenti profondamente differenti.

Si conferma, dunque, che Avellino e gli Stati Uniti sono lontani molto meno di quel che si potrebbe pensare. Un storia cominciata quasi per gioco è ormai una concreta prospettiva di sviluppo per lo Studio legale Di Meo, ma, soprattutto, un’opportunità per chi si rivolge al nostro Studio.

 

 

Il mancato versamento del contributo di mantenimento per i figli minori non è un fatto di lieve entità

La fine di una relazione coniugale è prima di tutto una crisi di affetti, un terremoto personale e familiare, che può essere riconducibile alle cause più disparate. L’esperienza dello Studio Legale Di Meo mostra per altro un significativo mutamento delle motivazioni rappresentate dai coniugi per spiegare le ragioni della crisi.

In effetti, accade progressivamente con meno frequenza che si invochi il tradizionale “tradimento”, conclamato o solo sospettato più o meno fondatamente, mentre sempre più spesso emergono conflitti relazionali e cause scatenanti che suscitano in chi ascolta serie perplessità.

Lo Studio legale Di Meo, in effetti, soprattutto quando la vicenda coinvolge figli minori, nel trattare pratiche di separazione dei coniugi, avvia una consultazione preliminare, onde verificare che effettivamente non sussista alcuna possibilità di ricostituire una comune e serena vita familiare, e, solo all’esito negativo di tale accertamento preliminare, dà corso alle relative procedure.

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Perdita dell’assegno di separazione o divorzio in caso di nuova convivenza more uxorio

La questione relativa alla sorte dell’assegno di separazione o divorzio, nel caso di instaurazione, da parte di uno dei coniugi o ex coniugi, di una convivenza more uxorio, ovvero di una famiglia di fatto, è stata lungamente dibattuta.

Il tema, ovviamente, ha tradizionalmente risentito di un atteggiamento culturale, prima ancora che dell’approccio legislativo e giuridico – che del primo erano intuitiva espressione – poco propenso ad assicurare adeguate forme di riconoscimento e tutela alla famiglia non fondata sul matrimonio, risentendo, in ciò – per limitarsi alla storia repubblicana – della formulazione dell’art. 29 della Costituzione, che come noto “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

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Avellino: il trading on line durante il lockdown costa caro. Interviene lo Studio Legale Di Meo

L’emergenza sanitaria è ancora in corso, anche se la situazione, fortunatamente, non è comparabile con quella di qualche mese fa. Ma anche in piena emergenza non è mancato chi ha tentato di approfittare della situazione.

In effetti, a causa della chiusura di molte attività, milioni di persone si sono trovate ristrette in casa, e spesso hanno impiegato il loro tempo navigando su internet, incappando talvolta in spiacevoli disavventure. È quello che è successo ad una pur brillante signora di Avellino, che entrando e registrandosi su di un sito di trading on line, ha seguito le fuorvianti suggestioni di un operatore, finendo con l’acconsentire ad un investimento di più di 25.0000 euro.

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Corte Costituzionale, 8 luglio 2020: legittima la scelta di escludere Autostrade per la ricostruzione del Ponte Morandi

La vicenda, come noto, trae origine dal tragico crollo del Ponte Morandi, a Genova, avvenuta il 14 agosto 2018. L’infrastruttura in questione era stata costruita tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua spa, su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi.

Il Ponte Morandi, o Viadotto di Polcevera, era un ponte con una struttura particolare, che lo rese a suo tempo rivoluzionario ed ammirato in tutto il mondo, che però, secondo le opinioni degli esperti – espresse prima e dopo il crollo – ha rappresentato anche un problema. Infatti, già pochi anni dopo la sua costruzione, furono necessari consistenti interventi di manutenzione, che poi si sono protratti in maniera ininterrotta anche negli anni successivi, ed anzi, imponenti interventi erano stati programmati anche prima del crollo, da parte di Autostrade per l’Italia, che gestiva il ponte stesso.

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Il plotone, l’interesse ed il conflitto. L’ipocrisia giudiziaria tra il mito dell’oggettività del giudizio e la strumentalità della critica.

In altri tempi ed in un diverso contesto politico e sociale, il recente caso di cronaca giudiziaria che ha visto come involontario protagonista il più longevo esponente politico italiano – per alcuni perenne vittima del sistema, per altri satanica impersonificazione del male – avrebbe avuto ben altre implicazioni e risalto mediatico, mentre oggi si è trattato solo – si fa per dire – di una notizia come un’altra, buona per la prima pagina di qualche giornale e di qualche trasmissione televisiva “interessata”, per comprensibili motivi aziendali, ovvero, per un’assai più meschina “riconoscenza” o servilismo politico.

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Il Patto Fiduciario avente ad oggetto un immobile è valido anche se solo verbale.

Cassazione civile, S.U., sent. n. 6459 del 6 marzo 2020

Il negozio fiduciario è una figura che tradizionalmente, in dottrina e giurisprudenza, non ha mai goduto di buona fama, perché generalmente vista, non sempre a ragione, come uno strumento utile ad eludere le ragioni ed i diritti dei creditori. Questa figura, su cui gli orientamenti e le posizioni sono stati ampiamente diversificati e spesso contrastanti, è stata oggetto della recente sentenza della Corte di Cassazione n. 6459/2020.
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Rapporto tra gli artt. 497 ter e 498 c.p. Segni distintivi dei Corpi di Polizia usati illecitamente. Una vicenda processuale ed una proposta di interpretazione

È dato di comune esperienza che le divise, così come tutti gli altri oggetti o segni distintivi propri degli appartenenti ai Corpi di Polizia, sono riservati agli stessi. Non è lecito detenerli o usarli, neanche per gioco, se non se ne ha il titolo.

Eppure, in tempi più o meno lontani, molti hanno avuto un congiunto o un amico che si ritrovava in casa una divisa del padre o dello zio ex carabiniere. E non sono molti quelli che hanno resistito alla tentazione di indossarla, davanti ad una specchio, o, quelli più spericolati, magari “altrove”.

Classicamente, con ingenuità adolescenziale, si diceva che per non rischiare nulla bastasse togliere gradi e mostrine. Ma, a ben vedere, non è proprio cosi, almeno stando all’esperienza dei tribunali.

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